Wednesday, March 28, 2007

Lost and found, II parte

...segue dal post precedente.

Cristine e Eric si scrivono spesso, ogni giorno, ormai. Lei rientra dalla lezione e trova un altro commento, ma non lo cerca in chat, perché lui non è ancora tornato da Arby’s, turno di pomeriggio. Eric e Cristine parlano a lungo al telefono, tutti e due hanno Verizone, cool, un sacco di minuti gratis.

Dopo un mese Cristine conosce Eric più di quanto abbia conosciuto chiunque altro nella vita, a parte sua madre. Ed Eric sa che Cristine ha visto almeno cinquanta volte Gladiator e trenta Kill Bill, e che ha una voce sottile ma forte. Un mese e mezzo, e si scambiano le foto, hanno un po’ di paura ad aprire il file. Dopo due mesi la Hyunday di Eric attraversa il Missouri, un pezzo di Illinois, l’Indiana e l’Ohio, e dopo mille chilometri arriva in western Pennsylvania.

Eric sa già che riempirà un’application per il College, a Pitt, che prenderà in una sacca i suoi vestiti e rifarà quella strada, presto. Troverà una stanza al piano terra di una grande story house, dividerà la cucina con un italiano che non sta mai a casa, e Cristine porterà nella sua stanza i suoi 150 dvd, che non sopporta più quella stronza della sua compagna di casa. Tutti e due dormiranno, di pomeriggio, dopo la lezione di danza, al risveglio Eric farà cadere un bicchiere per terra, e usciranno per un sandwich da Panera. Eric aspetterà la chiamata da Harris Grill, per qualche giorno di apprendistato e forse un lavoro, ma intanto avrà tempo di pulire bene la sua stanza, che il prossimo fine settimana la madre di Cristine sarà in città, per il recital della figlia.

Lost, and found...

Eric è del Nebraska, ma vive in Oklahoma. Ha vent’anni, studia Educazione al college e lavora da Arby’s. E’ estroverso e gentile, sa cucinare maccaroni and cheese ma di solito rientra a casa con una pizza take away. E' piuttosto sovrappeso e ha due occhi azzurri vivi. Eric è parzialmente sordo. Gli amici gli parlano più forte, agli estranei deve chiedere spesso “What’s @?”. Porta t-shirt chiare e scarpe da ginnastica, e in casa cammina scalzo. Gli piace che la sua stanza, in affitto da un amico, sia pulita, ma non è organizzato, quindi la stanza è un casino. Eric ha una ragazza conosciuta in un bar, che lavora full-time e spesso gli offre da bere. Segue Lost – tv serie –, è persino iscritto al sito web, commenta gli episodi e legge i commenti degli altri.

Tra le quattro e le cinque insegna tap. Cristine è una ballerina. Tra qualche mese i suoi allievi faranno un piccolo recital. E’ del nord della Pennsylvania, ma si è trasferita nel middle-west per andare al college. Ha diciotto anni, gli occhi verde smeraldo su un viso pallido e una coda di capelli crespi, neri. E’ timida, e si nasconde dietro gli occhiali, se non ti conosce. A Pitt divide una stanza alla casa dello studente con un’altra, più grande, a cui piace un po’ comandare. Cristine, quando rientra in camera, nel pomeriggio, non ha voglia di parlare, accende il portatile, apre il frigo e beve un lungo sorso dalla bottiglia, e si siede con la schiena appoggiata alla testata del suo letto e il portatile sulle gambe. Dà un’occhiata al suo profilo, su my space, lancia messenger, guarda le foto che la sua amica della high school ha postato nella sua pagina. L’icona del messenger lampeggia, in basso, sua sorella è in linea anche lei. Non legge la chat, gira sul sito di Lost – tv serie – per vedere se ci sono commenti dopo quello che ha lasciato ieri notte. Ce ne sono un paio, sweet!, risponde ai commenti e poi chatta con sua sorella.

Pic: Litchfield Towers (Pitt's dorms)

Sunday, March 25, 2007

Appunti sulle proteste al quarto anniversario, 3° e ultima parte

a Pittsburgh, 24 Marzo. Si è toccato l'apice!

Solo questo...una band di strada (tipo i fiorentini "fiati sprecati") suonava e cantava una versione americana di Bella ciao, con un testo distorto che poco aveva a che fare.

Mi sono ritrovato a cantare, da solo, la versione orginale al megafono, camminando su Craig south, e hanno preteso il bis tra Fifth e Bouquet street.

Un successo di pubblico e critica, chissà se anche qualche agenzia federale avrà preso nota.

Tuesday, March 20, 2007

Appunti sulle proteste al quarto anniversario, 2° parte

la marcia al Pentagono.

Metti un italiano, quattro catalani, due francesi e un olandese a Washington, un sabato mattina in cui il vento tagliente ancora spazza le strade. Metti un giorno di Marzo, a 4 anni dall’inizio della guerra in Iraq e a 40 da quella in Vietnam.

Camminiamo da Capitol Hill lungo quella striscia di terra che si estende fino e oltre l’obelisco del Washington memorial, paralleli alla Reflecting pool, il lungo specchio d’acqua che ha riflesso alcuni momenti della storia recente. Avvicinandoci al punto di ritrovo, tra Constitution avenue e la 22ma, ci troviamo stretti in un imbuto umano fatto di due ali di energumeni vestiti parte in divisa militare parte in tenuta di pelle da motociclista, con baffi a caduta inclusi. Il passaggio si restringe, e nelle orecchie cominciano a penetrare parole, USA, Jihad e molte altre, sempre più confuse, fino a che decidiamo di sfondare di lato e uscire dalla gabbia.

La contro-manifestazione dei veterani e dei falchi fiancheggia per quasi tutto il percorso, dal Lincoln memorial fino al ponte sul fiume Potomac. Tra i due fronti, poliziotti a cavallo. Traditori, terroristi, se non vi piace andatevene dagli US, la pace attraverso la forza, questi alcuni slogan nei cartelli e dalle gole dei contro-manifestanti. Qualcuno fa il gesto di sparare con una pistola di tre dita su noi manifestanti. Le bandiere americane sventolano con orgoglio fuori, in questa ala inquietante che costeggia il corteo, ma anche dentro, dove sta l’altra metà dei veterani, quella contro la guerra. E paradossalmente, a un certo punto un grido all’unisono si leva da tutti e due i gruppi, tuonando “U-S-A, U-S-A”, come a rivendicare l’orgoglio di questo Paese in cui tutto sembra iniziare e finire.

Dopo il fiume, il corteo si distende vicino al cimitero dei veterani, Arlington, e fino alla spianata davanti al Pentagono, dove pochi solitari tentano di sfondare il posto di blocco, mentre la maggior parte si divide tra il comizio principale e alcuni monologhi sparsi. La piccola moltitudine di circa 10000 persone ha sfidato il freddo durante la marcia, ma poco sopporta il freddo e le parole dei congressmen dal palco, e si disperde rapidamente.

Pure il gruppo dei coriacei europei si ritira verso l’ostello della gioventù, dove il giovane disobbediente Geoffrey non è stato arrestato per la 23ma volta. La sera, ci facciamo guidare da un volontario dell’ostello dentro la “diversità” del quartiere del giorno prima, Adams Morgan, storico nucleo di integrazione raziale sperimentale a W. Ma, prima di partire, giro di presentazioni: più di metà del gruppo, cioè noi, è a W per via della marcia. La guida è sorpresa della nostra giovane età rispetto alla media delle manifestazioni nella capitale, in gran parte vecchi hippies senza ricambio generazionale. Poi gli scappa, candidamente:”Allora meglio che non vi dica chi ho votato”. Certo che come no-global pacifisti incazzati non facciamo proprio paura a nessuno! Più tardi, nel bar, gli offriamo persino la birra.

In alto e in basso: il corteo. Al centro, a destra: la contro-manifestazione pro-war
E' sempre possibile ingrandire le foto cliccandoci sopra, anche per vederli nel viso, quelle facce di...bronzo!

Appunti sulle proteste al quarto anniversario, 1° parte

la fiaccolata di venerdì 16 Marzo.

Manifestare nel cuore dell’Impero è una bella sensazione. Soprattutto perché capisci che anche qui molta gente non vuole (più?) la guerra in Iraq.

Quattro ore in macchina dividono Pittsburgh da Washington DC. Venerdì nevicava, e sulla Turn Pike le spargisale te lo spargevano addosso, il sale, alterando la visibilità più della neve stessa. La conversazione con Enrico è stata ampia e piacevole.

La cattedrale di Washington era affollata da una moltitudine di cristiani per larghissima parte non cattolici, che cantavano e ascoltavano testimoni dall’Iraq, o leggevano i passi delle mamme dei soldati morti, o le ultime lettere dei loro figli. Sarebbe stata un buon brodo di coltura per quelli che da noi si chiamano catto-comunisti, tra cui alcuni miei buoni amici.

La fiaccolata è partita alle otto di sera, e, contro un vento gelido retro-invernale, in poco più di due ore ha coperto le 3 miglia e mezzo fino alla Casa Bianca, presidiata da pochi agenti in tenuta antisommossa. “We shall overcome”, soffuso e pacato, a più riprese accompagnava una leggera nevicata.

Joe G , un uomo tra i 60 e i 70 dal tipico aspetto di (non)catto-comunista (dalla barba bianca alla giacca a vento da montagna blu, capito il tipo?), era il contatto di Enrico. Quando ho chiesto a Joe se avrebbe partecipato alla manifestazione del giorno dopo, mi ha risposto candidamente che la moglie aveva in programma di farsi arrestare, quella sera, e che il giorno dopo l’avrebbe dovuta supportare mentre era dietro le sbarre. Wanda, all’ultimo momento, ci ha ripensato, e verso le tre di notte se ne è tornata a casa. Ma altri duecento, età media dei miei genitori, hanno placidamente violato la zona di sicurezza davanti alla White House, sono stati ammanettati e perquisiti a uno a uno, e caricati su autobus di linea fino al commissariato. Avevano ricevuto uno specifico corso per la disobbedienza civile, compresa lezione di diritto, e al mattino erano già a piede libero. Per gli altri, che non avessero fatto il corso, un volantino raccomandava di astenersi dall’arresto, please.

Dopo mezzanotte qualsiasi città americana è deserta, e W non fa eccezione, neanche di venerdì sera. Il nostro viaggio in subway verso il quartiere di Adams Morgan, alla ricerca di cibo, è stato un mezzo fiasco. Comunque, io ero con un panino dalla mattina, e a quell’ora qualche pizza slice in un buco con 20 libanesi al servizio e un solo avventore, a parte noi, è andato più che bene.

Verso l’una ci stendevamo sui divani di una scuola, e nè l’uomo il cui russare fa tremare la pareti né l’andirivieni di Wanda hanno disturbato il nostro sonno, dopo una lunga giornata.
PS: E' possibile cliccare sulle foto per ingrandirle...

Monday, March 19, 2007

Vito's anatomy

Mi stavo mentalmente preparando a scrivere del fine settmana passato a Washington DC e delle manifestazioni contro la guerra in Iraq cui ho partecipato...ma sono quelle cose che hai voglia di far sapere ma non veramente di raccontare, e il racconto diventerebbe una cronaca da due soldi. Lo farò quando mi verrà voglia.

Tornato a casa sotto una pioggia noiosa, dopo essermi cucinato una veloce pasta alla boscaiola per stasera, domani e i mesi a venire (l'ho buttata nella pentola a occhio), e dopo aver lavato il piatto e un paio di bicchieri arretrati, ho fatto un giro sull'email, spinto dall'abitudine.

Alcuni amici non si fanno sentire per mesi, e a volte questo ti fa sembrare veramente lontano. Ma basta che tu faccia un piccolo passo, ti accosti leggermente, e ti restituiscono qualcosa che non è nemmeno il credito dei mesi passati, è qualcosa di molto, molto di più. La lunga email di Vito, a cui avevo scritto due righe di auguri per l'onomastico, come si usa tra la gente del Sud, è stata l'ultima di un piccolo filone di epistole strappalacrime. Segue a breve quella dell'inafferrabile Moisè Cecconi, amico latitante ma che sa essere melodrammatico al punto giusto, quando vuole.

L'email di Vito l'ho letta proprio lì, sul tavolo della cucina, dopo aver cercato notizie della manifestazione di sabato nei TG italiani. Ed ho alternato attimi di commozione a grasse risate, specialmente nel vedermi riflesso in una celebre frase pronunciata ormai 10 anni fa, durante le lunghe serate sul libro e l'atlante di anatomia. Se non fosse che sono cose personali, e che gli autori potrebbero chiederne i diritti, incollerei queste email qui sul blog, che ognuna vale molto più dei miei post.

Sono cose che ti rimettono al mondo, perdiana, e davvero ti ricordano quanto valga la pena, quel piccolo passo.

Nei prossimi post il meme (come lo chiamano i blogger) che mi chiedi, Vito. Te lo devo.

Thursday, March 15, 2007

Se una notte d'inverno...

Come alcuni di voi sapranno, tra le mie numerose imperfezioni c'è quella di soffrire d'insonnia. Non è una cosa costante, e varia in frequenza a seconda dei periodi, ma direi che rientro in pieno nella definizione. E' così da molti anni, ma con l'età si sta acuendo, e le responsabilità diurne rendono la cosa più fastidiosa. Vi rispamio le ipotetiche cause, molteplici; chissà che prima o poi non ci torni su, nel blog. Le caratteristiche della mia insonnia sono variabili, la cosa più frequente è il risveglio verso le due o le tre, senza possibilità di riaddormentarmi. In questi casi si provano tutte, per cercare di dormire, girandosi su se stessi cento volte, con inevitabile seccatura che peggiora la situazione.

Due giorni fa mi sono casulamente imbattuto in un seminario sul sonno tenuto da una psichiatra dell'Università. Calcava molto la mano sul concetto che il letto serve solo per dormire e per fare sesso, e non si deve stare a letto se non si dorme (o si fa sesso). Per cui suggeriva, in caso di risveglio per più di mezz'ora di seguito, di non rimanere a letto, qualunque ora sia, ma di alzarsi e fare qualcosa. Quest'attività dovrebbe essere un qualcosa di non fisicamente e mentalmente impegnativo, che altrimenti risulterebbe più attivante. Uno degli esempi che faceva era quello di riordinare le fotografie. Ora, se solo mi immagino alle tre di notte a riordinare foto mi sento un bischero, come si direbbe a Firenze. Ma secondo voi, che cavolo potrei fare?

Come si dice sempre, "prima di tutto la salute", o "quando c'è la salute...", quindi stavolta non mi deludete, ho bisogno dei vostri consigli su possibili attività notturne.

E buona, hem, notte.

Friday, March 09, 2007

Nave senza nocchiero?

...appunti sulla politica italiana per uno straniero.

Le leggi elettorali cambiano, i governi cadono, agli occhi degli stranieri la politica italiana è incomprensibile. Non lasciamoci ingannare dalla cronaca. L’Italia è il Paese europeo che ha mantenuto la maggiore stabilità politica, negli ultimi 50 anni.

Molti si chiedono quale sia il segreto dell’Italia, che riesce a rimanere a galla nonostante tutto. E’ proprio il suo sistema politico, che tra accordi, sfiducie, rimpasti, governi tecnici ed elezioni anticipate, riesce a mantenere una solida filosofia politica di base e, sul piano materiale, una costanza dell’orientamento e della programmazione. Il tutto ispirato ad un ideale cattolico, moderato e legato al debito storico verso l’alleanza atlantica, e improntato ad una gestione conservatrice. Maggioranze solide e decentrate o effettiva rappresentanza delle minoranze farebbero rischiare mutamenti politici reali nell'arco di cicli annuali o addirittura quinquennali. Riforme e controriforme, insomma, porterebbero davvero all’instabilità. Il governo più stabile, il Berlusconi secondo, ed il suo Parlamento, sono comunque rimasti ancorati nel mezzo, con moderate aperture alle frange di estrema destra e xenofoba, possibili grazie a concessioni ancora maggiori al centro reazionario.

Al di là delle apparenze, la rotta è chiara. Purtroppo la realtà circostante è mutata, e le sfide non sono più quelle degli anni ‘50 né dei ’70. Al posto fisso è subentrato il precariato dilagante, all’industria la finanza, alla produzione artistica e culturale la distrazione a fini commerciali. La burocrazia non si è mai adeguata al dinamismo e agli scenari mutevoli del presente e del prossimo futuro. Il turismo regge, grazie ai nostri antenati di cui ci ricordiamo sempre meno.

Nonostante il temperamento tragicomico e l'autoironia di noi italiani, navighiamo su una solida corazzata. Anche Dante dovrebbe ricredersi. Ma forse la nave è talmente solida e rigida da non riuscire ad adattarsi al cambiamento dei venti e a navigare in acque più basse. Sembra che non potremo fare altro che stare a guardare, ancora una volta non dipende da noi.

Monday, March 05, 2007

Pan's Labyrinth

Qualcuno l'ha visto (Il labirinto del fauno)? Io sì, e l'ho trovato un gran bel film. Due righe sono su Ulysses.

Friday, March 02, 2007

Bus life

Quando alle otto di mattina , subito prima di entrare al lavoro, l’anziana conduttrice di colore ti saluta:” Have a nice day, sweet heart”, la giornata si mette subito bene. E’ la stessa che aspetta anche se e’ scattato il verde, quando ti vede sbucare di corsa da dietro la cantonata. Altri, invece, sono meno cortesi, non aprono la porta di dietro per farti scendere anche se nell’autobus c’e’ la calca e per arrivare a quella anteriore devi spalmarti su tutta la fila. E poi non te la mettono mica facile, da queste parti: si paga o si mostra la tessera al salire se da fuori citta’ si va in direzione di downtown, viceversa si paga all’uscita. E’ curioso, sara’ pure per una questione di traffico, pero’ crea sempre una certa confusione... e ti trovi pure quelli incazzati, che, se ti vedono dubitare, gridano in tono marziale: “Only when you get off!”. Quasi nessuno paga, ne’ gli studenti e i dipendenti dell’Universita’, ne’ gli anziani. Il che include i tre quarti della popolazione. Un dollaro e 75 la corsa, se ce l’hai precisi bene, senno’ lasci due. Ma gli autisti buoni, se non hai il cambio, ti fanno cenno di tirare dritto. Tipico e’ quello seduto in prima fila che dorme. Ce n’e’ sempre almeno uno, di solito afro-americano, di una certa eta’, che occupa due sedili. Forse e’ di serie. La testa che gli balla, un sacchetto del supermercato, il giubbotto consunto che si fonde con la fodera dei sedili, di un tessuto sdrucito rosa, con disegnati, una volta, giochi floreali.

Thursday, March 01, 2007

In quattro parole

Semplicemente geniale...chapeau!

da il Manifesto, giovedi' 1 marzo 2007.

Wednesday, February 28, 2007

Nella migliore delle ipotesi...

1) Per votare alle elezioni in cui verra' eletto il Berlusconi 3, io non torno

2) Per rodermi il fegato sotto un governo di larghe intese (col Vaticano e con gli USA) o sotto un governo tecnico (con Ruini e la Rice architetti della corte), io non torno

Speditemi la mia roba dovunque io sia, genitori. E per gli altri, venite a trovarmi in esilio volontario.

Comunque vada, che Paese di merda! Sempre di piu', se ancora ce n'era bisogno.

Tuesday, February 27, 2007

Frammentari commenti sugli Oscar 2007...

...li trovate su Ulysses (un blog alla volta)!

Thursday, February 22, 2007

Per quanto ancora dovremo pagare pegno alla nostra storia?

Le mie prime parole sono state dure nei confronti dei dissidenti Rossi e Turigliatto, e qui le ribadisco. Perche’ erano parte della maggioranza, e saranno ritenuti responsabili di eventuali “altri 10 anni di berlusconismo al timone o 100 anni di grande centro vaticano”, come qualcuno ha commentato. E anche perche’ hanno perso un’occasione storica di dare un importante segnale di unita’ nel senso di una politica estera lievemente piu’ orientata all’Europa, per quanto ancora subalterna agli Stati Uniti e al Vaticano. Non si puo’ non tenere presente la replica di D’Alema agli ambasciatori americani in Europa, il vestito a stelle e strisce di Berlusconi, e anche i Dico, per quanto rappresentino un compromesso mutilato e sgraziato su diritti indiscutibili. D'altra parte le condizioni teoriche e pratiche per fare la rivoluzione non ci sono.

Alcune riflessioni a mente fredda, se si puo’. Rossi e Turigliatto non sarebbero stati comunque sufficienti. Turigliatto era fuori dell’aula, quindi non contava nel numero legale. Anche se entrambi avessero votato, il quorum per approvare la mozione si sarebbe alzato di uno, e i loro voti non sarebbero bastati.

Che non fosse possibile e nemmeno giusto fare affidamento sui Senatori a vita si sapeva dall’inizio della legislatura. Ma, come nota il Manifesto, non puo’ non rimanere il dubbio che quella dei tre astenuti sia stata una reazione proprio alla volonta’ dell’Unione di smarcarsi, almeno nelle intenzioni - per convinzione o per compiacere l'ala sinistra –, dal vassallaggio verso gli Stati Uniti e verso il Vaticano. Cossiga si e’ schierato apertamente, in virtu’ della propria “storia atlantica”. Del resto e’ stato sponsor di Gladio e molte altre nefandezze italo-americane. Pininfarina e’ un grande industriale, che e’ stato aiutato dalla Chrysler-GM a fare il salto di qualita’, ed e’ uno degli sponsor principali della TAV Torino-Lione. Non era atteso al Senato, ieri, alle cui sedute non partecipa mai, pero’ e’ arrivato, per l’iniziale sollievo e poi il dramma dell’Unione. Su Andreotti, che ha scritto di proprio pugno la politica italiana del dopoguerra, spalleggiato dal Vaticano, non credo che ci siano parole da aggiungere. Le dichiarazioni dei giorni precedenti erano state in supporto della mozione D’Alema, le parole pronunciate in aula erano gia’ tipicamente vaghe...che abbia cambiato opinione all’ultimo minuto, per la replica di D’Alema su Vicenza e sulla discontinuita’ rispetto alla politica estera precedente, e che non avesse chiare le conseguenze, non lo crede nessuno.

Wednesday, February 21, 2007

Profonda amarezza...

Non che il governo progressista avesse dato un nuovo volto al Paese, ma l'idea di tornare alla destra e' avvilente. Non so chi di voi ha seguito, ho solo letto la cronaca e la dichiarazione di Giovanni Russo Spena, che in questi primi momenti sento di condividere, per motivare l'appoggio del PRC alla mozione.

Non so chi possa essere convinto che tornare a quella destra non avra' conseguenze effettive sulla vita delle persone. L'impressione che siamo un Paese incurabile e' sempre piu' forte. Doveva succedere, forse. Ma provo davvero una profonda tristezza e difficolta' a rapportarmi a gli eventi, in questo momento.

Fatemi sapere come si sta vivendo questa fase e cosa succedera'...

Saturday, February 17, 2007

La Gerontocrazia. Seconda nota a margine

Competitivita', rialzo o ribasso: due estremi.

Quello statunitense è un sistema meritocratico spinto. Anche la "bassa politica", quella sporca, alla fine, è tesa a garantirsi le migliori risorse economiche e umane: nessuno si metterebbe in casa un "figlio o un amico di" (tranne per il posto di Presidente!), e nessuna Università terrebbe uno che non è produttivo. Al singolo e' richiesto un grosso sforzo. Qui, per esempio, il drive per la ricerca scientifica è, oltre che la passione e la carriera, lo stipendio. Ma non quello per comprarsi la barca. In moltissimi casi, quello per campare. Se non ti finanziano un progetto ti devi stressare pesantemente perchè quello successivo, che può diventare l’ultima spiaggia, vada in porto. A volte devi trovarti un altro posto di lavoro. Altre volte finisci a guidare l'autobus (senza offesa). Se lavori in un grosso gruppo sei più coperto, e se l'ambiente è decente, come il mio, ti salvi (come e' successo a quella signora di un mio vecchio post che faceva i 1000 steps in ufficio...non hanno più soldi, ma "...sono 18 anni che è li', mica la possiamo buttare fuori...", e l'hanno riciclata in un’ altra mansione). La guerra in Iraq ha portato un taglio dei finanziamenti del 60% (rispetto a 1/4 dei progetti finanziati dal National Institute of Health prima della guerra siamo oggi a 1/10). Ma anche se finanziano meno progetti, non è che ridistribuiscano le risorse più di tanto...se ti finanziano prendi piu' o meno le stesse cifre che avresti preso prima della guerra. Se no, a casa. E' dura da digerire...forse la ridistribuzione non sarebbe nemmeno fattibile, in termini di ricerca, perchè dare un po' di soldi a tutti vuol dire non fare niente bene e non avere risultati. Forse dovrebbero ridimensionare gli stipendi, non so, o semplicemente smettere di fare la guerra.

In Italia è notorio che le risorse siano sempre insufficienti (e anche mal distribuite, aggiungo). Ma la soluzione è il gioco al ribasso. Per esempio, a Firenze c'era un accordo su un minimo salariale per i medici di notte nelle case di cura (che non succede mai niente, ma se qualcosa va storto non è escluso che il medico finisca in tribunale, quindi e' comunque una certa responsabilita' e per me e' giusto che vada correttamente retribuita). Una delle Case di Cura cambiò proprietà...”non ci sono soldi, per cui da oggi si paga sotto il minimo”. La paga divento' meno di 12 euro l'ora festivo, 10 feriale. E nessuno disse niente, perchè era un lavoro da giovani, e per lo meno i giovani avevano un lavoro. Finchè le altre Case di Cura non persero competitività, e ribassarono i prezzi. Così per i Call Centers e molti altri settori (per questo se fossi un liberista starei più con Keynes e Stigliz che con Adam Smith, e mi scuso per essere così grossolano).

Ci lamentiamo sempre, ma niente di piu'. Non ho soluzioni pronte, sul momento. Ma mi chiedo se, al punto dell'Argentina, saremo capaci di portare in strada le pentole, o continueranno a servirci solo per bollire gli spaghetti.

Friday, February 16, 2007

Come er cacio sui maccheroni...

...disse er maresciallo Rocca, nuovo protagonista di Lost -Tv serie- (vedi post precedente).

Il mio post precedente e' on the cutting edge, insomma ero sul pezzo! Da Repubblica online di oggi: "mercoledì scorso al secondo appuntamento dopo una pausa di due mesi, fatto slittare dalla Abc dalle 21 alle 22 per evitare lo scontro con il campione d'ascolti American Idol di Fox, Lost ha racimolato 12 milioni 800 mila spettatori. Il più basso ascolto mai registrato dal serial firmato da J. J. Abrams". E pure in Italia sembra che cominci ad andare maluccio...

Sono sempre piu' convinto che Mattew Fox, quello che una volta faceva "Party of five" (che curtura televisiva, mi fossi dedicato di piu' alla scienza!), si stava allegramente trastullando in una caletta riparata, quando, saputo che gli ascolti erano in discesa, hanno improvvisato camice, cuffietta e un bisturi di plastica e l'hanno spedito in scena, che medico, prete e carabbiniere fanno sempre la sua proca figura. Pensandoci bene questi sono tutti i classici personaggi di paese. E quello che manca nella lista, lo scemo, in tv si trova in tutte le salse.

Wednesday, February 14, 2007

Lost (TV serie)

Sta di fatto che..."plane crash’s not a new subject for fiction. Why’s that old-content TV series been having such a big audience?" non è il punto. Sta di fatto che la prima puntata di Lost che vedo mi trovo due chirurghi che operano, precisamente un chirurgo spinale che opera uno proprio alla...colonna. In un'isola deserta. Quando si dice il caso! Insomma, tante belle parole, e poi...la solita serie sui medici. Protagonisti della prossima puntata don Matteo (foto), don Tonino (foto), e Massimo Dapporto.

(PS: Incuilinus, qui urgono ragguagli!).

Tuesday, February 13, 2007

Incredibboli

Di solito non riesco ad adeguarmi a pranzare durante i seminari. Mi sento a disagio a sbattere la forchetta o sgranocchiare qualcosa mentre qualcuno parla o presenta. Ma sto facendo un grosso sforzo per americanizzarmi.
Il colmo è che sono stato messo in mezzo da un gruppo di quattro ragazzotti giovani che si facevano beffe di me perchè mangiavo due fette di pane tipo il nostro, insomma pane quasi normale. Dice che il "pane bianco" abbia un sacco di carboidrati, e qui va di moda la dieta low carb...il terribile velenoso pane bianco!...dei quattro quello che aveva iniziato la discussione non era proprio francamente obeso, almeno!

Saturday, February 10, 2007

Radiotaxi 8 gennaio

Era ancora scuro, una brezza leggera torceva un foglietto alla base del muro e ricordava appena la stagione. Fermo nell'angolo tra Casanova i Mallorca, il mio sguardo lo colse esitante tra un "me cago en..." e il "Si, esta lliure" della sua risposta. Avevo rotto l'incanto con cui pregustava forse il panino con l'acciuga, forse il caffè nero con la sigaretta a fine turno. Due passi indietro verso il cofano, un colpo secco, e già cercavamo l'uscita tra gli angoli retti dell'Eixampla.

Fuori dalla rete di strade, il taxi filava seguendo la linea del mare, sulla sinistra, verso l'Aeroport del Prat. L'uomo era una maschera, mi chedevo se ancora ascoltasse la radio che ripeteva il rosario di notizie del lunedì mattina: il gol su punizione di Xavi, il biglietto della lotteria. Il Carnevale di Cantabria, aperto già in quei giorni, dichiarato evento turistico di interesse nazionale, primo carnevale dell'anno nel mondo. Forse un Capodanno il 31 agosto avrebbe risollevato il turismo del paesino di Vallfogona o di Montemurlo. La radio seguiva balbettando. Il sedile in pelle si era già adattato alla mia persona, ed il tepore dell'abitacolo conciliava il mio stato di semi incoscienza ...chissà se anche i due ecuadoriani, allungati sui sedili dell'auto a rate, erano rimasti nel sonno mentre tutto intorno girava nel parcheggio dell'Aeroporto di Madrid. Pochi giorni prima il civismo della bomba non li aveva svegliati in tempo, e in questo lunedì dopo i Re Magi sarebbero arrivati tardi al lavoro. Forse sarebbero stati ammoniti dal capo del personale. Roba da notizie di coda. Anche le famiglie erano già rientrate: Ecuador, solo ritorno, tutto spesato dopo qualche insistenza allo sportello di Iberia.

Non avevo voglia di partire. Oggi che speravo in un mio ritardo irreparabile al check-in, il taxi sembrava d'accordo coi semafori. Il terminal B in vista, l'uomo già rallentava...ma dopo aver accennato sulla destra accelerò di nuovo, alzando un odore di gomma bruciata. Il panino con l'acciuga ce lo saremmo fatti insieme, stamattina.

Foto: Barcelona de nit, da Google images (danieltercero.net)